
Faccio outing.
Quando arrivò twitter non mi attirò. Aprii un account perché, si diceva, lì passavano i giornalisti, le notizie, gli scambi tra chi fa informazione. Potevo non esserci? No, visto che ero ancora attiva come giornalista. La mia presenza su quella piattaforma, però, prese subito una brutta piega: non la capivo, non mi sentivo a mio agio ma, soprattutto, mi parve che la condizione sine qua non dei 140 caratteri, fosse un’imposizione simile a una galera della parola. Esprimere idee, concetti, opinioni e notizie – appunto – in una sintesi così brutale, mi pareva costringesse anche i più moderati a usare l’accetta favorendo cinismo e sarcasmo, costringendo a botte e risposte capaci di alimentare conflitti.
Certo, come ogni strumento, anche twitter non era solo questo: da lì passavano migliaia di notizie, spesso si trovavano contributi interessanti specie sui mondi a noi lontani.
E così è anche per X.
Il mio account è rimasto lì per un paio di anni, inerme, come me rispetto a lui. Poi a un certo punto l’ho chiuso. Non mi è mai mancato. Le notizie le cerco altrove: in una folle folla di dati su internet. E vattela a pesca se mi informo “bene”.
Di fronte all’ammutinamento di molti da X, oggi, in seguito alle ingerenze – inaccettabili – di Musk, resto però perplessa. E ho trovato su Fb in un post della giornalista Federica D’Alessio, una riflessione fuori dal coro emotivo, che reputo interessante e che qui riporto integralmente.
Dopo averla letta ho pensato che avrei potuto perfino riaprire il mio account. Ma no, non lo farò.
Attenzione a chiudersi i propri profili su X per seguire la moda del momento.
Senza X, la stragrande maggioranza delle notizie sulla Palestina, su Israele e su tantissimi temi controversi del presente non le avremmo mai potute ricevere.
L’algoritmo di X da quando ne dispone Musk è, dal punto di vista tecnico, sensibilmente migliorato rispetto ai tempi precedenti in cui la possibilità di accedere a più fonti era molto ridotta e in compenso le interazioni erano altrettanto violente, se non forse persino di più; tolti i primissimi anni di vita dello strumento, caratterizzati ancora dalla Netiquette che poi è finita trascinata via dalla corrente.
Se volete informarvi e non volete dipendere solo ed esclusivamente dalle fonti mainstream o dagli influencer, X è la miglior piattaforma in assoluto.
Che la possieda Musk non mi dice granché. Non lo reputo diverso da Murdoch che possiede Sky, dall’impero Berlusconi che possiede Mediaset, da Zuckerberg che possiede Meta e via discorrendo.
Non ci piace che i social media e i media siano posseduti dagli uomini più ricchi della terra che dispongono di un potere di controllo sul nostro accesso alle informazioni privo di ogni misura? Sono d’accordissimo. Ma accentuare la propria chiusura nelle bolle e dunque essere ancora meno informati di prima non è la soluzione.
La soluzione dovrebbe derivare dalla politica. Dall’esproprio delle piattaforme socialmediatiche, per essere precisi, per renderle pubbliche. Dice: non si può fare. Dico: certo che si può fare.
Non lo si vuole fare. Ricordiamoci che il commissario UE Thierry Breton, che non era un bolscevico ma chiedeva a Musk di rispettare le regole del mercato europeo, è stato rimosso da Ursula von der Leyen. E non è l’unico, che mi ricordi, ad aver concluso la sua carriera da commissario perché cercava di limitare lo spadroneggiamento di Musk e compari, già da ben prima che Trump vincesse le elezioni.
Quindi: cancellarsi da X? Sinceramente io vi dico: frequentatelo di più, invece. Solo su X è possibile contrastare la propaganda con informazioni provenienti da fonti diversificate, a livello internazionale, che stanno aiutando in una quantità ormai spaventosa di vicende e situazioni a smentire la verità/menzogna ufficiale, o quella che lo squadrismo dei gruppi organizzati vorrebbe far passare come ufficiale. Come dicevamo giorni fa, il punto su cui davvero si deve stare attenti è un altro, ed è rinforzare le proprie competenze di lettori e di fruitori e riproduttori dell’informazione. Bisogna, e questo sì è urgente, imparare ad adoperare questi strumenti attraverso necessarie competenze di fruitori.
NB: Federica D’Alessio ha la buona abitudine di pensare e di dire le cose senza “appecorarsi” e senza sbraitare e pure senza inveire con toni rancorosi o provocatori. Cosa che ha fatto e fa anche sulla questione Israele-Palestina (scivolosa e orribile e intollerabile di qua e di là), ma su questo tema le cose sono andate che…l’hanno presa così di mira su social e media (seriamente) che ha dovuto lasciare il suo lavoro alla rivista MicroMega. Visitate il suo profilo fb o il suo profilo X per saperne di più.